Home » SEO Demystified IT » Lezione 10 – Schema Markup e Tag Canonici

Trascrizione

In questa lezione parleremo dello schema markup, conosciuto anche come dati strutturati.

È uno di quegli argomenti molto discussi nella SEO, con alcune persone che ne esagerano l’importanza e altre che non ne sfruttano i benefici.

Per questo, in questa lezione lo analizzeremo in modo chiaro. Vedremo cos’è lo schema markup, cosa può fare su Google e nei sistemi AI, se migliora il posizionamento, quando è davvero necessario e come implementarlo correttamente.

Dopo, parleremo dei tag canonici e di come aiutano i motori di ricerca a capire quale versione di una pagina deve essere considerata quella principale.

A prima vista questi temi possono sembrare tecnici e complicati, ma seguendo la lezione capirai cosa sono, perché contano e come usarli nel modo giusto.

Lo schema markup è di solito un codice nascosto aggiunto al sito. Serve a rendere più facile per Google capire il contenuto delle pagine.

Ad esempio, se Google vede una serie di numeri, potrebbe non sapere cosa rappresentano. Ma con lo schema puoi indicare chiaramente che quei numeri sono un numero di telefono, il prezzo di un prodotto o la valutazione media delle recensioni.

Questo codice può migliorare l’aspetto del risultato nei motori di ricerca mostrando più informazioni e rendendo il risultato più visibile. Questi risultati si chiamano rich results.

Può anche permettere alla pagina di apparire in sezioni specifiche di Google. Ad esempio, schema per lavori, eventi o video può far comparire il contenuto in aree dedicate che altrimenti non sarebbero disponibili.

Google ha una pagina dedicata a questi formati, ed è utile consultarla per capire quali sono rilevanti per il tuo business.

Va anche detto che ciò che Google mostra oggi può cambiare nel tempo.

Un altro aspetto importante è che lo schema aiuta Google a capire il tuo brand come entità, collegando il sito ai profili ufficiali tramite la proprietà sameAs.

In pratica, stai dicendo a Google che il tuo canale YouTube, la pagina Facebook, il profilo LinkedIn e altri profili appartengono alla stessa azienda.

Questo aiuta a collegare tutte le informazioni e chiarire la tua identità online.

Come detto prima, senza schema alcune sezioni di Google non saranno accessibili. Tuttavia, per il posizionamento classico nei risultati, lo schema non è una soluzione immediata per superare i concorrenti.

Può però aiutare indirettamente. Se rende il risultato più attraente, può aumentare il tasso di clic, che è un fattore di ranking.

È importante sapere che anche con schema corretto, Google può scegliere di non usarlo. Questo non significa che vada rimosso, perché resta utile per chiarire i contenuti.

Un buon approccio è analizzare i siti che si posizionano meglio e vedere quale schema usano. Se tutti usano, ad esempio, schema local business, può essere utile implementarlo anche sul tuo sito.

Puoi verificarlo usando strumenti di validazione dello schema.

Il primo passo è controllare se il tuo sito ha già lo schema necessario. Molti CMS generano automaticamente dati strutturati.

Ad esempio, piattaforme e-commerce possono già avere schema prodotto, oppure plugin SEO possono generare schema articolo o organizzazione.

Prima di aggiungere codice manualmente, conviene verificare cosa è già presente.

Se manca, creare lo schema è più semplice di quanto sembri. In passato servivano strumenti specifici, ma oggi puoi usare l’AI per generare il codice in formato JSON, fornendo le informazioni necessarie.

Una volta creato, verifica il codice con un validatore prima di inserirlo nel sito.

Poi chiedi allo sviluppatore di aggiungerlo e controlla che sia attivo. Successivamente puoi usare Google Search Console per verificare quali rich results sono disponibili per la pagina.

Per quanto riguarda l’AI, lo schema non viene usato nello stesso modo dei motori di ricerca tradizionali.

Non serve tanto per migliorare l’aspetto nei risultati, ma come fonte di informazione aggiuntiva per comprendere meglio la pagina.

Questo riduce errori di interpretazione e aiuta l’AI a capire correttamente i contenuti, anche se non garantisce visibilità o raccomandazioni.

Molte persone ne esagerano l’importanza. Lo schema aiuta, ma non è l’elemento principale.

Passiamo ora ai tag canonici. Sono un codice che indica a Google quale URL è la versione principale di una pagina.

Si usano quando esistono più URL con contenuti uguali o simili.

Ad esempio, nelle categorie e-commerce, gli utenti possono filtrare per prezzo, colore o marca. Ogni filtro può creare un URL diverso.

Per Google, questi URL sembrano pagine separate. Senza tag canonico, possono nascere problemi di contenuto duplicato o segnali di ranking divisi.

Il tag canonico risolve questo problema indicando quale URL deve essere indicizzato.

Succede spesso anche con varianti di prodotto o parametri di tracciamento.

È importante sapere che il tag canonico è un suggerimento, non un obbligo per Google, anche se di solito viene rispettato.

Molti CMS lo gestiscono automaticamente, ma errori possono causare problemi seri.

Se punta alla pagina sbagliata, puoi perdere traffico importante perché la pagina viene esclusa dall’indice.

Per questo è utile controllare i tag canonici con strumenti come estensioni SEO per Google Chrome e verificare che puntino alla pagina corretta.

In sintesi, lo schema markup aiuta motori di ricerca e AI a capire meglio i contenuti, migliorare l’aspetto nei risultati e ridurre ambiguità.

I tag canonici, invece, aiutano a gestire correttamente più versioni della stessa pagina.

Dal punto di vista della SEO tecnica, sono entrambi elementi fondamentali per migliorare chiarezza e struttura del sito.